“Il Mondo Capovolto di Balotelli”, Gazzetta del Rubicone febbraio 2012

Buu_BalotelliIn Italia siamo tutti samaritani, una buona azione e un po’ di comprensione non si nega a nessuno. Tanto più nel calcio dove tutto è concesso e lo stadio la zona franca. E le regole? Ci sono, eccome se ci sono, solo che chissà perché nessuno le applica. Prendiamo gli insulti razzisti. In teoria, oltre a risibili multe, dovrebbero portare alla sospensione della partita. Nella realtà, le interruzioni, si contano sulla punta di una mano, al contrario degli insulti che fioccano come le estrazioni del lotto. D’altronde perché stupirsi di ciò se anche il capo supremo del pallone, Sepp Blatter, ha detto che nel calcio “non c'è razzismo”. Se la pensano così i massimi vertici, figuriamoci chi va allo stadio per sfogare le frustrazioni di un’intera settimana lavorativa. In Inghilterra, sempre loro, la pensano diversamente. E non solo hanno chiesto la testa di Blatter, ma hanno inflitto ben 8 giornate di squalifica a un giocatore reo di avere dato del “negro” a uno del Manchester United. Mentre da noi, al solito, guelfi e ghibellini si dividevano su quale giudizio dare a cori del tenore “non esistono negri italiani” - trasformando i gravi “buuu” in penosi “bla bla bla” -, oltre manica hanno fatto sul serio e sono passati all’azione. Ne sa qualcosa Balotelli, talento tra i più controversi, emigrato in una terra che ha fatto della lotta al razzismo il suo pane quotidiano. E curioso è proprio il libro di Luigi Garlando, “Buuuuu” (Einaudi, pp. 226, euro 16,00), penna della Gazzetta dello Sport. Una storiella per ragazzi, ma probabilmente più utile agli adulti, che fa incontrare due “diversi”: il giovane Elio affetto da una strana malformazione che lo porta a vivere a testa all’ingiù (per questo tutti lo chiamano Jack, come il fante delle carte da gioco che sta a testa in su e in giù), e l’ex interista Mario Balotelli bersaglio di cori del tenore “Se saltelli muore Balotelli”. L’incontro avviene in una zona periferica della nebbiosa Milano, dove forti sono le tensioni tra culture diverse e dove il calcio dei giovani si trasforma in odiose divisioni. Più che il mondo salvato dai ragazzini di Elsa Morante, la gioventù di Garlando assorbe il peggio di adulti chiusi nel recinto dei pregiudizi, sia che si tratti del colore della pelle sia di uno strano tipo che cammina con le mani. È un libro che nella sua semplicità fa riflettere, l’introduzione è dello stesso Balotelli, che scrive: “sono orgoglioso si essere nero e italiano; dalla mia famiglia ho imparato che nessuno è capovolto per il solo fatto che parla, prega o pensa in modo diverso”. Chiaro ed essenziale. Il ricavato del libro va a Medici senza frontiere.