“Il romanzo di Libonatti” – Cesenatico News, Settembre 2014

copertina-facchinettiA una città che dimentica il bimillenario di uno degli imperatori più celebri della storia, e non ci riferiamo a Roma, difficile chiedere di ricordare uno dei calciatori più illustri del suo passato. Se ci si dimentica di colui che fece l’Arco d’Augusto e iniziò il ponte di Tiberio, come pretendere di ricordarsi di Julio Libonatti, fugace apparizione in maglia biancorossa, alla storia per essere stato il primo sudamericano in Italia per il calcio, primo oriundo a vestire la maglia della Nazionale (15 reti in 17 gare). D’accordo, Rimini col suo turismo e con la “popolazione mobile” è abituata a vivere nella sua cappa di eterno presente, eppure anche nell’universo calcistico annovera personaggi che nulla hanno da invidiare ad altre piazze: qui sono passati, e non come semplici turisti, Helenio Herrera, Osvaldo Bagnoli e Arrigo Sacchi per citare tre grandi allenatori. A questa triade possiamo aggiungere anche il nome dell’italo-argentino Libonatti, anno calcistico di grazia 1937/38. Il gaucho era a fine carriera, la società, allora Libertas Rimini, lo aveva ingaggiato come allenatore-giocatore, con un pieno di ambizioni da fare invidia al premier Renzi, purtroppo le cose non andarono secondo il copione sperato. Libonatti si infortunò senza giocare una partita, molti dei progetti societari svanirono nel nulla prodromi del fallimento, l’oriundo fece le valigie e se ne tornò nella sua Argentina che in quegli anni se la passava meglio dell’Italia, attraversata dai venti di guerra.

El Portillo, il puledro veniva chiamato, è stato un personaggio dimenticato da tanti, non per fortuna dal giornalista Alberto Facchinetti che ha dato alle stampe il volume “Il romanzo di Julio Libonatti” (edizioni in Contropiede, pp. 135, euro 13,50). “Il fuoriclasse matto”, lo ha definito Ormezzano nella prefazione, goleador di razza, arrivato nel 1925 per merito del presidente Cinzano, protagonista dello scudetto del Torino nella stagione 1927-28, quella del trio delle meraviglie: Baloncieri, Libonatti, Rossetti, 89 gol in tre (35 solo di Libonatti in 32 gare). Libonatti, di scudetti in realtà ne avrebbe vinti due, solo che il primo fu revocato al Toro per una presunta combina contro la Juventus. A novant’anni di distanza ancora oggi non si sa come andarono effettivamente le cose, risaputo invece che a Libonatti piaceva la bella vita tanto da tornare in patria senza il becco di un quattrino malgrado guadagnasse duemila lire al mese (cifra esorbitante nel 1925). Un tipo così, oggi, sarebbe oggetto d’attenzione dei patinati Chi e Novella Duemila, il secolo di distanza invece l’ha lasciato nella memoria di pochi. Balotelli è avvertito: fra cent’anni le sue balotellate finiranno nel regno dell’oblio.